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Dagli Open Daye di Bruxelles Aurelio Dugoni

di Aurelio Dugoni 

Resilienza (la capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e/o addirittura trasformato positivamente. Cfr wikipedia)
Questo il tema del workshop a cui ho partecipato oggi. Un dibattito organizzato al Comitato delle Regioni con il contributo dell’ UNISDR (United Nations International Strategy for Disaster Reduction)e dalla Commissione Europea.
Il Seminario, a cui hanno partecipati numerose autorità locali europee, ha concentrato il proprio lavoro sull’analisi di alcune buone prassi presentate. Innanzitutto quella della città di Nizza, che a seguito di diverse inondazioni negli anni scorsi che hanno paralizzato e messo in ginocchio la città, ha promosso una serie di azioni per informare i propri cittadini dei rischi legati alle catastrofi naturali e di come affrontarle. Una serie di campagne informative tra i residenti e tra gli studenti, per sensibilizzare la popolazioni sui rischi legati al cambiamento climatico. Un applicazione per smartphone ( sia apple che android), avverte i cittadini in tempo reale sui rischi connessi ad un particolare fenomeno meteorologico , e suggerisce quale comportamento tenere; ad esempio di non usare la macchina, o che le scuole sono chiuse, e cosi via. Stessa azione intrapresa dalla città di Copenaghen, che ha addirittura un settore della proprio municipalità che si occupa di creare “ cittadini resilienti”. In linea con quanto auspicato dalle Nazioni Unite con la campagna “MakingCities Resilient – My City is Getting Ready!”. Sinceramente credo che ANPAS avrebbe potuto portare un bel contributo a questo dibattito, presentando , ad esempio, l’iniziativa di cui è protagonista questo fine settimana : “Terremoto io non rischio”, per informare e fare prevenzione sul rischio sismico. Il messaggio è chiaro: o c’è il coinvolgimento della cittadinanza a partire dagli stakeholders fino all’ultimo dei residenti, oppure la migliore strategia del mondo non servirà a nulla in caso di disastro.
Le Nazioni Unite in collaborazione con diverse organizzazioni umanitarie internazionali, ha costruito il “ manuale per i cittadini resilienti”, indirizzato alle autorità locali che vogliono investire in questo settore. Oggi nel seminario si ritornava a parlare di fondi e di finanziamenti. Lo abbiamo già detto: investire nella prevenzione e nel coinvolgimento del cittadino costa molto meno che riparare i danni causati da un disastro naturale. Poi c’è il governo del territorio e la tutela dell’ambiente. Lo sappiamo bene e abbiamo visto i disastri nel nostro paese da Genova alla Sicilia passando per la Campania e l’elenco potrebbe continuare. Quando l’uomo interviene con il cemento indiscriminato , riparare i danni costa moltissimo ; spesso anche con vite umane. Quanti soldi si potrebbero risparmiare investendo in prevenzione? E quante vite umane?

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