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Sociale“Dagli Open Days di Bruxelles” di Aurelio Dugoni

“Dagli Open Days di Bruxelles” di Aurelio Dugoni

di Aurelio Dugoni 

Due note di colore prima di entrare nel merito dei seminari a cui ho partecipato oggi.
Prima. Non esiste il ritardo. Non ci sono tempi morti. I relatori sono i primi a raggiungere la sala del workshop. “Piccoli” particolari che fanno la differenza , qui , agli Open Days 2012; decima edizione di questo incontro tra le realtà locali e regionali di tutta Europa. Dieci anni di confronti, scambi e buone pratiche condivise. Che hanno portato tante regioni europee a trovare finanziamenti, network e idee.
Seconda. Tanti giovani. I funzionari pubblici delle varie istituzioni europee che partecipano a questi workshop hanno in media 33 anni. Oggi ne ho conosciuti alcuni. Percorso quasi classico. Laurea , magari con un esperienza Erasmus , e poi stage a bruxelles, con concorso ( vinto per merito!). Preparati e motivati, con una prevalenza di ragazze. Forse perché sono più coraggiose nell’abbandonare il nido.

Ma veniamo ai seminari. Lo dico subito: non tutti sono allo stesso livello, molto dipende dai relatori e dalla capacità della platea di saper animare il dibattito. Io , ad esempio, mi sono iscritto ( è obbligatorio, altrimenti non trovi posto!), a tutti quelli in cui si parlava di economia sociale, o di società civile. E sono tanti. Scegliere non è stato facile. Questo , a cui sto partecipando mentre scrivo queste note, vede una partecipazione di 286 persone ( numero preciso perché i posti sono contati!). Si parla di come favorire un ambiente virtuoso per la creazione di imprese sociali e come le autorità locali possono contribuire. Uno dei principali strumenti è l’accesso al microcredito con una iniziativa lanciata dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma PROGRESS
http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=327
per favorire la nascita di imprese sociali. Ma è solo una delle misure che la EC ( Commissione Europea), ha messo in campo per favorire la creazione di imprese sociali in Europa. Il dibattito nel workshop ha evidenziato come la burocrazia dei singoli stati membri, spesso vanifica lo sforzo dei singoli o delle reti che intendono impegnarsi in questo settore.
Ma le autorità locali possono fare molto; come ha evidenziato nel suo intervento la direttrice di EURADA l’associazione europea delle agenzie di sviluppo. (The European Association of Development Agencies), ad esempio non sprecando inutilmente i finanziamenti europei in mille progetti o sovvenzioni senza uno scopo, ma concentrarli per un’unica iniziativa, con la possibilità di ripeterla negli anni. Ad esempio la possibilità per un Ente Locale di “seguire” un impresa sociale nella formazione ,del proprio personale rispetto ai bisogni del territorio investendo denaro che , in ultima analisi, rientra come valore aggiunto per tutta la comunità.
Esempi, buone prassi, iniziative pilota. Non è un semplice copia e incolla quello che viene proposto, ma un modo di amministrare, di governare; replicabile. Non è poco di questi tempi.
Poi ci sono gli strumenti legislativi che le regioni possono utilizzare, per destinare parte dei fondi strutturali per la creazione d’imprese sociali. Le possibilità ci sono. È solo questione di scelte. Come dire “ meno consulenti, e più imprese sociali “, come ha ribadito la Commissione Europea, dove ogni euro investito, può portare valore aggiunto ad una comunità.

Alcuni Link Utili
http://www.eurada.org/
http://ec.europa.eu/enterprise/policies/innovation/policy/social-innovation/index_en.htm
http://www.sociopolitical-observatory.eu/en/home-aktuelles.html

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