Quando la neve significa indossare la divisa

di Miriam Colaleo 

La neve copre tutto, le strade, le piazze. E’ domenica e nevica.
Per molti sarà un giorno da dedicare alla famiglia: cioccolate calde in case ben riscaldate, divani e film, giochi con la neve per i bambini.

Per altri è tutta un’altra cosa.

La neve vuol dire mettere una divisa arancione ma ricordarsi della maglietta termica sotto il pile, lasciare i figli a giocare con i nonni e non riposare neanche oggi che è domenica.

Stare in strada dalle 7 del mattino fin quando c’è bisogno, anche se nevica forte e le scarpe fanno entrare l’acqua dentro. Spingere una macchina che è rimasta bloccata e sentire le gambe scivolare ogni tanto. Passare vicino a un anziano che sta spalando la neve davanti la sua porta, rischiare di restare sotto la “valanga” e riderne tutti insieme. Dare una mano a una famiglia che non riesce a montare le catene e sentire lo stupore della bambina che dice al papà “ma sono veloci loro, però!”.
Mettere le catene all’ambulanza, togliere le catene all’ambulanza perché ha smesso di nevicare, rimettere le catene perché nevica più forte di prima.

Fermarsi solo qualche ora per una spaghettata veloce e un pandoro comprato per l’occasione.
Sono stata con loro, quelli operativi, tutto il giorno. Per una abituata a stare dietro una scrivania a smistare carte e servizi, è già un bel cambiamento di punto di vista.
Guardo queste tute in arancio che ridono e fanno squadra. Sento che per loro non esiste il freddo, non c’è stanchezza ma solo il piacere di fare parte di qualcosa di bello.
Vedo la gente che li ringrazia, qualcuno che offre bevande calde, qualcun altro che chiede consigli su come guidare su quel tratto di strada.
Quando torniamo in sede, dopo quasi 10 ore per alcuni di loro, io sono già sfinita. Ho i piedi gelati, i capelli bagnati.

Loro, invece, organizzano già le turnazioni per domani mattina, quando ci sarà il ghiaccio per le strade. Si dividono i turni in modo che chi deve andare a lavoro può dare una mano ugualmente. E quando dico loro che sono sfinita e torno a casa, mi guardano come a dire “già a casa?” perché, alla fine si sa, che una giornata così deve finire con una cena tutti insieme, vicini all’albero di natale che ha le luci intermittenti blu e argento. Ed è come se fosse Natale anche se siamo al 9 dicembre.