Progetto Indrix: il seminario in Sicilia

Palermo, 15 dicembre 2017 (di Miriam Colaleo) - Sono stati presentati questa mattina a Palermo, durante il seminario del progetto europeo Indrix, cofinanziato dall’Unione Europea, i risultati dei 1200 questionari raccolti con l’obiettivo di individuare la percezione dei cittadini rispetto tre attività: la partecipazione alla prevenzione dei rischi, la sicurezza nei propri comuni e l’efficacia della comunicazione nella prevenzione.

«I risultati dei questionari sono particolarmente interessanti - ha dichiarato Andrea Volterrani, dell’Università di Roma “Tor Vergata” - abbiamo potuto comparare quelli di volontari o di soggetti coinvolti nel sistema di protezione civile, fatti per lo più in Italia, con quelli di soggetti completamente estranei, fatti in maggioranza in Lettonia. Il cittadino che non è coinvolto nel sistema ha una percezione della prevenzione e dei rischi completamente opposta e spesso non ha contezza di quanto si faccia in termini di esercitazioni e campagne di prevenzione».

A partecipare alla giornata di lavoro tutti i partner del progetto: l’Università degli studi di Roma Tor Vergata, Anpas, Samaritan International, Croce bianca Bolzano, Ubilabs e LSA ma anche gli stakeholder Fish e Auser.

Per Enzo Costa, presidente Auser nazionale: «Abbiamo bisogno di fare rete per una maggiore prevenzione e per essere davvero efficaci abbiamo la necessità che siano le istituzioni a coordinare queste reti.»

 

Dello stesso avviso anche Carmine Lizza, responsabile protezione civile Anpas nazionale: «Non possiamo appoggiarci alle sole associazioni e il progetto “Io non rischio”, di cui Anpas è promotrice, parte da questo: abbiamo messo insieme il mondo scientifico, quello universitario, le istituzioni e le associazioni di volontariato e tutti insieme ci siamo fatti carico di dare risposte concrete. In Italia siamo i migliori in emergenza ma questo non può e non deve essere il cavallo di battaglia della protezione civile, è un percorso lungo ma siamo già nella strada giusta. Anpas ha iniziato anche la formazione di operatori che in emergenza lavoreranno con le categorie fragili: abbiamo una grande attenzione per le persone e la nostra idea di campo parte con una scheda che rileva anche le fragilità momentanee. Non vogliamo creare delle nicchie dedicate alle persone disabili ma rendere la loro vita in emergenza uguale a quella degli altri»

Per Patrizio Losi, rappresentante della consulta nazionale volontariato di protezione civile: «Non solo “Io non rischio” ma anche i campi scuola “Anch’io sono la protezione civile” che facciamo con i ragazzi dagli 11 ai 17 anni. La diffusione della cultura di protezione civile è un dovere di tutti, non possiamo stare con le mani in mano dando tutte le colpe alle istituzioni.»

A concludere, Giampietro Griffo di Fish che ha voluto sottolineare l’importanza delle associazioni nel trattare le persone con disabilità durante le emergenze: «Resilienza significa sapere dove abitano le persone con disabilità, sapere come farli evacuare, come farli vivere all’interno dei campi senza trattarli diversamente. Tutto questo dovrebbe essere ordinario e il valore aggiunto è la nostra partecipazione. Dal 2012 al 2016 si è passati da quarantacinque milioni di persone sfollate a sessantacinque milioni e, di questi, il 15% sono persone con disabilità. Le associazioni sono il valore aggiunto perché ogni giorno affrontano situazioni in cui tentano di torcerle, di spezzarle e per questo sono le maggiori esperte di resilienza.»

L’indice di resilienza per tutte le regioni dell’Unione Europea verrà infine presentato a Bruxelles a febbraio 2018, al termine del progetto.

Il progetto Indrix, cofinanziato dall’Unione Europea e che vede come partner Anpas, LSA, Sami, la Croce Bianca di Bolzano e Ubilabs, coordinato dall’Università di Roma Tor Vergata, ha l’obiettivo di costruire un indice di resilienza sociale per tutte le regioni dei paesi dell’Unione Europea che, valutando o rilevando dati relativi al grado di coesione sociale, di vulnerabilità sociale, di gestione del processo di risk management (prevenzione, preparazione, risposta e ricostruzione) e al grado di coinvolgimento dei cittadini in questo processo, ricavano una struttura che traduce la capacità di una comunità di rispondere positivamente, di risollevarsi dai vari punti di vista, a seguito di una calamità naturale.