Migranti, Colaleo: "Troppe strumentalizzazioni per un'emergenza da risolvere"

 "Quanto avvenuto nei giorni scorsi nel canale di Sicilia, grazie al tam tam mediatico dovuto unicamente all’elevato numero di morti, ha dato possibilità a tutti, partendo dai politici, di esprimere considerazioni al riguardo. Capisco come queste occasioni diano la possibilità a tanti di esternare i loro spontanei pensieri dirigendoli verso/contro il Governo, o contro gli stessi migranti. Hanno perso tutti un'occasione per stare zitti, di rispettare le anime di quei poveri migranti. La maggior parte di chi commenta non ha mai assistito ad uno sbarco, figuriamoci se ha mai aiutato nel corso di uno sbarco". Interviene così il presidente regionale di Anpas Sicilia, Lorenzo Colaleo, a seguito dell'ultima emergenza sbarchi migranti sulle coste dell'Isola.

"La maggior parte di chi commenta non ha mai preso in braccio un bambino, non ha mai sorretto una donna anziana al momento di scendere dal pontile, non ha mai incontrato gli sguardi di questi passeggeri che non sbarcano certo dopo una crociera nel Mediterraneo - continua Colaleo -. La maggior parte di chi commenta non ha mai ascoltato i loro racconti, la paura dei genocidi, la paura del fanatismo religioso. Forse parte di chi commenta non ha mai parlato con i loro bisnonni quando anche dall’Italia si partiva per raggiungere altri Stati non in guerra e per sfuggire alle bombe ed alla fame. Non la pensano così le centinaia di volontari che oramai da anni sono in prima linea in Sicilia, e tra questi numerosissimi di Anpas, e che affrontano in qualunque orario del giorno e la notte, prefestivo e/o festivo, l’accoglienza a questi uomini, donne e bambini, che hanno solo colpa di fuggire dai loro territori, di avere fame, sete e paura. Ognuno seduto nella comoda poltrona in pelle a Roma continua a eruttare sentenze senza rischiare minimamente il caldo, il freddo, le malattie, senza avere alcun tipo di contatto se non quello di qualche foto nei giornali. Sicuramente concordo quando si dice “non possiamo restare inermi” ma mi chiedo chi resta inerme!! Il volontariato siciliano che essendo prima linea continua ad essere presente ininterrottamente nei porti per la effettuazione dell’accoglienza e del triage sanitario? Chi resta inerme il Dipartimento Regionale di Protezione Civile che giornalmente su richiesta delle Prefetture predispone i servizi di accoglienza chiedendo a se stesso ed ai volontari sacrifici perché non si può rimborsare il carburante e/o compare guanti e mascherine? Forse lo stesso diventa elemento inerme ed inutile quando finita la parte dell’emergenza sbarco, inizia la parte dell’accoglienza nei centri spesso gestiti sulla sofferenza per fare business,In quella fase, al contrario, il volontariato, se coinvolto. potrebbe essere il valore aggiunto per tutte quelle azioni umanitarie e solidaristiche tipiche del volontariato e che Anpas da 110 anni incarna.Purtroppo di queste tragedie il mediterraneo ne conta numerose al giorno, meno eclatanti, con meno morti e magari rimaste senza alcuna notizia.Bisogna evitar, come dicono tutti, che avvengano queste tragedie. Allora occorre che si facciano meno chiacchiere. Che si istituisca un corridoio umanitario, che questi uomini, donne e bambini, vengano prelevati direttamente nelle coste libiche attraverso una loro richiesta di asilo politico di cui si deve fare carico l’Unione Europea.La Comunità Europea deve, perché non esiste, dotarsi immediatamente di una politica comune in materia di migrazione ed integrazione".

Colaleo propone dunque una profonda riflessione sulla questione: "Attivare finalmente un vero sistema di solidarietà, anche con il volontariato, non può che migliorare quanto sta accadendo e che deve essere riconosciuto per le sue attività e supportato nelle azioni. La Sicilia, al di là della retorica di questi giorni, non deve essere più lasciata in prima linea da sola ma supportata con azioni concrete dei diversi attori impegnati nel fronte dell’emergenza".

Sulla questione è intervenuto anche il portavoce del Forum del Terzo Settore, Pietro Barbieri: "L’ennesima tragedia di migranti nel Canale di Sicilia e quella delle ultimi ore nei pressi di Rodi e ci riempiono di sdegno. Non è più possibile assistere a drammi di questa portata, che sono ormai diventati ‘pane quotidiano’ e che si svolgono così vicini ai nostri occhi.

Ci indigna che si alzi la voce solo quando il numero di chi non sopravvive raggiunge livelli ‘eclatanti’. Quasi ogni giorno c’è qualche migrante che perde la vita in mare e solo dall’inizio di quest’anno sono morte quasi 1.500 persone. Numeri che non sono accettabili. Vite umane che devono essere tutelate. Non si può più gridare solamente la propria rabbia. Non si devono voltare le spalle. Servono fatti concreti. L’Europa, anche se non da sola, deve puntare i riflettori sul tema dell’immigrazione, sulle sue cause, sul fenomeno della tratta degli esseri umani. Temi fondamentali che abbiamo tutto il diritto e il dovere di porre al centro delle politiche, trovando soluzioni efficaci, e superando ogni forma di ipocrisia. Triton, o operazioni simili, non risolvono il problema e non incidono sulle cause che spingono decine di migliaia di essere umani a fuggire disperati dalle proprie terre, cercando altrove una vita migliore, a costo di sacrifici immani e spesso della propria vita.

Auspichiamo che tutto il risentimento a cui stiamo assistendo in questi giorni si trasformi presto in azioni concrete. Abbiamo bisogno di ascoltare soluzioni, e che vengano definite politiche di accoglienza degne di essere chiamate tali. Chiediamo uno scatto in avanti perché non possiamo e non vogliamo più vedere ripetersi immani tragedie. Né davanti ai nostri occhi, né altrove."